Pubblico impiego – Procedura di mobilità volontaria – Partecipazione nelle more, con esito positivo, ad una selezione per la professionalizzazione – Mancato riconoscimento livello superiore – Insussistenza del rapporto di servizio alla data di inquadramento nella posizione economica conseguita – Legittimità.

Si riporta la motivazione di un interessante e recente sentenza della Corte di Cassazione in materia di

mobilità volontaria

In tema di mobilità volontaria di personale da un’amministrazione all’altra ex art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001, questa Corte ha affermato che si verte in un’ipotesi di modificazione meramente soggettiva del rapporto (Cass., sez. un., n. 26420 del 2006 e n.19251 del 2010).

In tale contesto le Sezioni Unite, rilevato il carattere atecnico dell’espressione “passaggio diretto”, e la conseguente necessità di ricondurre la relativa fattispecie nell’ambito di uno “schema dogmatico”, hanno ritenuto di poter inquadrare il passaggio diretto nella fattispecie della cessione di contratto disciplinata dall’art. 1406 c.c. e segg. che infatti, come precisato, ad esempio, da Cass. 5 novembre 2003 n. 16635, comporta il trasferimento soggettivo del complesso unitario di diritti ed obblighi derivanti dal contratto, lasciando immutati gli elementi oggettivi essenziali e realizzando soltanto una sostituzione soggettiva (v. pure Cass. n. 24724 del 2014).

Deve però anche osservarsi che l’art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce la regola, rimasta invariata nelle diverse versioni della norma succedutesi nel tempo, secondo cui con la procedura di mobilità volontaria è possibile coprire posti vacanti con “dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento” (“qualifica corrispondente”, nell’ultima versione della norma).

E’ dunque richiesto, per il perfezionamento dell’accordo, che il dipendente “appartenga alla stessa qualifica” del posto resosi vacante e messo a disposizione dall’Amministrazione ad quem, ossia l’accordo trilaterale si perfeziona sulla base di tale requisito causale del contratto di cessione.

In particolare, con la presentazione della domanda, il dipendente manifesta la volontà di essere trasferito con la qualifica in quel momento dichiarata e posseduta presso altra Amministrazione dove si è verificata una corrispondente vacanza; con riferimento alla stessa domanda, l’Amministrazione ad quem è posta in grado di valutare la posizione e la qualifica dichiarata e rivestita dal dipendente rispetto alla necessità di ricoprire una precisa vacanza di posti in organico, secondo la programmazione del fabbisogno di personale e nel rispetto dei limiti di budget.

Una volta perfezionato l’accordo su tali basi, si realizza il passaggio diretto, rispetto al quale restano del tutto irrilevanti eventuali successive modifiche della posizione di inquadramento del dipendente presso l’ente di provenienza. Difatti, siffatti provvedimenti, adottati successivamente al trasferimento o al momento in cui si è perfezionato l’accordo sul trasferimento, ancorché con effetto ex tunc, sono riferibili all’ente di provenienza, ormai estraneo al rapporto di lavoro del dipendente trasferito.

Questa Corte intende, pertanto, dare continuità all’orientamento recentemente espresso con le sentenze nn. 19925 e 20328 del 2016 (22.6/10.10.2016), di cui si riportano – di seguito – i passaggi salienti.

Dall’intervenuto accoglimento della domanda di passaggio ad altra amministrazione in relazione alla qualifica esposta nella domanda stessa, con inquadramento nella qualifica corrispondente, non discende il diritto per il dipendente ad ottenere, in ordine al rapporto di lavoro costituito su tale base, il superiore inquadramento in ragione della qualifica superiore acquisita, nelle more del passaggio stesso, nell’Amministrazione di provenienza, atteso che il passaggio è chiesto ed avviene proprio in ragione di una disponibilità creatasi nell’organico dell’Amministrazione di destinazione, nella qualifica prevista.

La domanda di passaggio non può essere scissa dalla qualifica per cui è chiesta in ragione delle disponibilità palesate dall’Amministrazione di destinazione, né dall’atto di quest’ultima, che dà corso al passaggio, può essere scorporato quanto relativo al trasferimento da quanto relativo alla qualifica per cui lo stesso è effettuato, non sussistendo un diritto del dipendente al passaggio indipendentemente dal posto in organico per cui è stato chiesto e disposto.

Non appare coerente con le esigenze di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione, in ragione di quanto previsto dal citato art. 30 del d.lgs. n. 165 del 2001, che un ente terzo incida sul rapporto di lavoro presso altra P.A., potendone conseguire un possibile pregiudizio per l’organizzazione e la programmazione del fabbisogno di personale e delle risorse finanziarie dell’ente titolare del rapporto di lavoro, sia quando il superiore inquadramento sia disposto dall’Amministrazione di provenienza dopo il passaggio, con effetto ex tunc, sia quando lo stesso sia disposto dopo la domanda avente ad oggetto il passaggio in altra Amministrazione.